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17/12/2011: adesione alla manifestazione indetta dal Coord. Regionale dei Senegalesi in Toscana

 

Il Coordinamento Facciamo Breccia aderisce alla manifestazione indetta dal Coordinamento Regionale dei Senegalesi in Toscana che si terrà a Firenze sabato 17 dicembre.

La nostra identità non è nazionale, per questo ad essere colpita non è solo la comunità senegalese, ma siamo tutti/e/* noi, consapevoli di come sia in atto un tentativo di perpetuare la supremazia dell'Europa “bianca e civilizzatrice”.

Il rafforzamento e la difesa dell'identità di un'Europa bianca, cristiana, eterosessuale e borghese, passa attraverso i meccanismi della paura e dell'assedio e attraverso l'esclusione, il respingimento, la detenzione nei CIE (veri e propri lager del ventunesimo secolo) di chiunque attenti ad essa.

Gli omicidi di Firenze sono solo uno degli aspetti di questo paradigma.

Facciamo Breccia si riconosce pertanto nel seguente documento di adesione di Azione gay e lesbica: 

 

Azione gay e lesbica aderisce e partecipa alla manifestazione che si terrà in piazza Dalmazia a Firenze, sabato 17 dicembre alle ore 15, non per esprimere generica solidarietà alla comunità senegalese così duramente colpita, ma nella consapevolezza che oggi, più che mai, è necessario schierarsi e chiamare le cose con il loro nome, sottraendoci alla colpevole equidistanza fra vittime ed oppressori, e dire che non esiste antirazzismo senza antifascismo: delle fiaccolate dei fascisti facciamo volentieri a meno…  

E’ proprio come lesbiche e gay che denunciamo, ancora una volta, la colpevole costruzione di un clima politico che ha preparato questi omicidi, che non sono affatto un atto isolato.

E’ quotidianità quanto avviene nei centri di identificazione ed espulsione sparsi sul territorio nazionale, veri e propri lager dove uomini e donne spariscono in un “buco nero”.

Sono quotidianità fiorentina atti amministrativi trasformati in atti di repressione e criminalizzazione, che neppure oggi si vogliono mettere in discussione.

E’ quotidianità dare parola, visibilità e “rispettabilità” a chi si rifà alla medesima ideologia, quella fascista, dell’assassino di piazza Dalmazia. Parola, visibilità e “rispettabilità” confermate anche dopo questi omicidi che, invece, avrebbero dovuto far aprire gli occhi anche a chi è abbagliato dal proprio piccolo potere e dal proprio narcisismo.

Pur sostenendo convintamente la richiesta di applicazione delle leggi già previste per Casa Pound, e il suo inevitabile scioglimento, in questo quadro di sdoganamenti e complicità non ci sembra più sufficiente chiedere lo scioglimento di tutte le formazioni – di qualsiasi tipo – che fanno riferimento all’ideologia fascista e nazista: le stesse istituzioni nazionali e locali ne sono ormai intrise, per quanto si affannino a nascondere le proprie complicità dietro una facciata di equidistanza.

Perché un’associazione gay e lesbica si sente chiamata direttamente in causa?

Perché sappiamo che la medesima arma poteva – e potrà – essere rivolta contro di noi.

Perché  non vogliamo che la nostra sia una reazione solo “di pancia”, ma crediamo che debba trasformarsi in un’alleanza politica fra tutti quei soggetti che non vogliono più rappresentare la parte grigia del paese, quella che – da sempre – ha permesso le peggiori atrocità.

Aderiamo alla manifestazione come atto profondamente politico, che si vuol differenziare dal buonismo e dall’ipocrisia di chi porge le condoglianze alle proprie vittime.

 
Convegno SexDem: Audio della conferenza

28/05/2010
Sessione Laicità

- Introduzione di Graziella Bertozzo

- Elisabetta Teghil: La nuova Frontiera della laicità

- Marco dell'Omodarme e Gianfranco Rebucini: Il canto del Gallo Bianco

- Sara Garbagnoli: Malan tempora currunt: usi sociali di "genere" e "razza" in due disegni di legge costituzionale di modifica all'articolo 29 della Costituzione 

- Dibattito

 

Sessione Cittadinanza

- Introduzione di Renato Busarello

- Purple Gaze: Irresistibile bianchezza! Come ripensare cittadinanza e privilegio?

- Silenzio Assordante (Radio Onda Rossa): Lotte fuori e dentro i CIE

- Barbara de Vivo: Traiettorie di omonazionalismo in Italia 

- Jasbir Puar: Omonazionalismo, Islamofobia e “pinkwashing” e i loro sviluppi recenti

- Jamila Mascat: La rivelazione dei corpi. Regole, resistenze e contrattacchi

- Elisa Giomi: Rappresentazione mediale e strumentalizzazione politica della violenza contro le donne. Analisi di un anno di telegiornali italiani

- Dibattito

 

29/05/2011

Sessione Antifascismo

- Introduzione di Titti Castiello

- Roberto Aere (Circolo Pink): Fascismo Queer

- Guido Caldiron: La politica di mamma orsa: genere ed estrema destra.

- Ava Caradonna: Privilegio bianco nelle comunità queer, nazionalismo e neo-colonialismo. L'esperienza britannica.

- Porpora Marcasciano: Fuori dai confini dell'impero: la frontiera della dignità

- Dibattito

 

Sessione Autodeterminazione

- Introduzione di Elena Biagini e Scarph

- Rachele Borghi: Chi ha paura dell'eteronormatività spaziale? Dallo spazio normativo allo spazio performativo

- Anna Simone: Contro la vittimologia: decostruire i discorsi del potere

- CLR: Autonomia, identità, autodeterminazione

- Sonia Sabelli: Lo ''stupratore immigrato'', la ''badante'', la ''puttana'': stereotipi razzializzati e genderizzati nell'Italia postcoloniale

- Konstantinos Eleftheriadis: Critiche di genere nelle rivolte di Atene del Dicembre 2008

- Dibattito

- Conclusione Convegno 

 
Roma Europride: La nostra identità non è nazionale

Europride Roma 2011

La nostra identità non è nazionale!

Scarica il .Pdf

 

Il coordinamento Facciamo Breccia sfilerà per le vie di Roma durante l'Europride 2011 rivendicando autodeterminazione, liberazione, laicità, antifascismo, antirazzismo e antisessismo.

Nel giorno in cui i movimenti LGBTIQ europei si danno appuntamento in Italia per la consueta sfilata dell'orgoglio, pensiamo sia quanto mai necessario partecipare a questo percorso rilanciando i ragionamenti politici che abbiamo sempre prodotto e dai quali ci posizioniamo come femministe, lesbiche, trans e gay di fronte al pensiero unico del neoliberismo, all'Europa dei mercati, al trattato di Schengen e alle politiche razziste e securitarie. Essere europee/i in questo momento significa essere coinvolte/i, nostro malgrado, nella difesa ad oltranza dei confini del continente per impedire la possibilità di circolazione di tutte le persone che fuggono dalla miseria e dai propri paesi di origine, alla ricerca di una vita migliore, degna di essere vissuta.

Essere cittadine/i europee/i ci investe delle più grette retoriche sui nostri corpi chiedendoci il conto della nostra partecipazione al bene comune, attraverso politiche razziste e neofasciste. Il neoliberismo risponde ad una delle più grandi crisi che lo abbiano mai investito, distruggendo le ultime possibilità di welfare e rafforzando, insieme al contributo delle gerarchie vaticane, l'ideologia della famiglia.

Rivendichiamo quindi la nostra laicità come sottrazione al potere teologico ed etico espansionista del vaticano, ma anche come sottrazione al potere economico, politico e militare degli stati europei. Entrambi perseguono il medesimo scopo: perpetuare la supremazia dell'Europa “bianca e civilizzatrice”. I diritti di cittadinanza delle soggettività LGBITQ, all'interno di quelle che abbiamo definito "democrazie sessuali", passa direttamente per la negazione dei diritti di cittadinanza di altre soggettività che sono poste al di fuori dei meccanismi di inclusione, perchè appartenenti ad altre culture, ad altre religioni, ad altre etnie, soprattutto perché soggetti “destinati” allo sfruttamento. Il rafforzamento e la difesa dell'identità di un'Europa bianca, cristiana, eterosessuale e borghese, passa attraverso i meccanismi della paura e dell'assedio e attraverso l'esclusione, il respingimento, la detenzione nei CIE (veri e propri lager del ventunesimo secolo) di chiunque attenti ad essa. E' attraverso le politiche securitarie, basate sulla retorica della difesa di quelle categorie considerate "vittime", in particolare proprio le donne e le soggettività LGBTIQ, che la difesa della Fortezza Europa viene fatta passare sui nostri corpi. La “guerra al terrore” passa tanto attraverso il bombardamento dei paesi in cui le donne portano il burqa, quanto attraverso i bombardamenti mediatici sull' “allarme stupri” o sull' “emergenza omofobia”. Questi ultimi, anziché denunciare la violenza dell’eterosessismo, strutturale nelle nostre società, criminalizzano i migranti, disegnati tutti come maschi, adulti, sessisti e omofobi e ci conducono direttamente alle sfilate “contro tutte le violenze” a braccetto con un sindaco che porta al collo la croce celtica, o alla richiesta di più controlli, più sorveglianza, più polizia, più repressione.

I nuovi fascismi si stanno assumendo il ruolo di paladini nella difesa delle "vittime", presentando l'occidente come il migliore dei mondi possibili in procinto di essere travolto dalla barbarie e dall'inciviltà, e presentando loro stessi come gli strenui difensori di quelle categorie che non sono capaci di difendersi autonomamente, perché deboli e costituzionalmente inadatte. Per stare dentro ai canoni della cittadinanza viene chiesto alle donne e alle soggettività LGBTIQ di non avanzare pretese di autodeterminazione, di essere decorose e rispettabili, di stare al proprio posto, di sventolare il tricolore e cantare l'inno di Mameli, di avere fiducia nell'Europa delle banche e della moneta unica. In una parola: di essere innocue/i, docili e brave/i cittadini/e. All'interno di questa situazione dobbiamo fare un discorso a parte per le persone trans, escluse a priori da qualsiasi possibilità di cittadinanza, escluse dalla possibilità di avere un lavoro e, molto spesso, rinchiuse esse stesse dentro i CIE, perché senza documenti, perché esse stesse migranti/immigrate. Le persone trans si trovano ad incarnare e a vivere sulla propria pelle la trasgressione dalla norma eterosessuale e l'incasellamento binario dei generi, per essere poi perseguite attraverso il ricatto del permesso di soggiorno o della non appartenenza alle etnie e alle classi sociali dominanti.

Rifiutiamo radicalmente ogni forma di vittimizzazione e ogni forma di cittadinanza e di inclusione delle donne e delle soggettività LGBTIQ in nome di politiche razziste e fasciste che creano ad arte un clima di paura e di intolleranza, criminalizzando le persone migranti/immigrate e lasciando a noi le briciole dell'elargizione di diritti finora mai effettivamente realizzata. Ad una politica omo-nazionalista basata sulla nostra adeguatezza alle categorie dei mercati, alla nostra capacità di consumo, alla nostra rispettabilità e alla nostra innocenza e bianchezza, rispondiamo: no grazie!

Alla retorica della nostra possibile inclusione in una società familista ed eteropatriarcale, che trova la sua ragione d'essere nell'esclusione delle persone migranti/immigrate, preferiamo la pratica politica dell'autodeterminazione e della liberazione, partendo da noi stesse/i, dai nostri corpi, dalla nostra capacità di costruire relazioni e percorsi di liberazione.

 

La nostra identità non è nazionale!

Appuntamento l'11 Giugno 2011 alle ore 15 in Piazza dei Cinquecento per uno spezzone auto-determinato, antisessista, antifascista, antirazzista

Coordinamento Facciamo Breccia

 

 
28-29/05/2011 - Roma: Convegno Fuori e dentro le democrazie sessuali
Fuori e dentro le democrazie sessuali
 
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